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Mantra
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mweqMantra (mwegdevanāgarī: मन्त्र) è un sostantivo mwewsanscrito mwfamaschile (raramente mwfqneutro) che indica, nel suo significato proprio, il mwfg"veicolo o strumento del mwfwpensiero o del pensare", ovvero unmwga'"espressione mwgqsacra" che può essere un verso del mwggmwgwVeda, una mwhaformula sacra indirizzata ad un mwhqmwhgdeva, una formula mwhwmistica o mwiamagica, una mwiqpreghiera, un mwigcanto sacro o una pratica mwiwmeditativa e mwjareligiosa.

La nozione di mwjgmantra ha origine dalle credenze mwjwreligiose dell'mwkaIndia ed è propria delle culture religiose che vanno sotto il nome di mwkqVedismo, mwkgBrahmanesimo, mwkwBuddismo, mwlaGiainismo, mwlqInduismo e mwlgSikhismo.

Per mezzo del mwmaBuddismo la nozione e la pratica religiosa dei mwmqmantra si sono diffuse lungo tutta l'mwmgAsia giungendo in mwmwTibet, in mwnaCina e, attraverso quest'ultima, in mwnqGiappone, mwngCorea e mwnwVietnam.

Contents

I bīja
Note

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Origine del termine mantra e sua resa in altre lingue asiatiche

Il termine mwpamantra deriva dall'insieme di due termini: il mwpqverbo mwpgsanscrito mwpwman (VIII classe, nella sua accezione di "pensare", da cui mwqamwqqmanas: "pensiero", "mente", "intelletto" ma anche "principio spirituale" o "respiro", "anima vivente") unito al suffisso mwqgtra che corrisponde all'aggettivo sanscrito mwqwkṛt, ("che compie", "che agisce").cite-ref-1[1]

Un'etimologia tradizionale fa invece derivare il termine mwsqmantra sempre dal verbo mwsgman ma collegato al sanscrito mwswtra che, mwtain fine compositi, diviene aggettivo con il significato "che protegge", quindi "pensare, pensiero, che offre protezione".cite-ref-2[2]

In altre lingue asiatiche, il termine sanscrito mwugmantra viene così reso:

• in mwvqcinese: 曼憺羅 mwvgmàndáluó, ma anche 眞言 mwvwzhēnyán;
• in mwwqgiapponese 眞言 mwwgshingon;
• in mwxacoreano 진언 mwxq jin-eon;
• in mwxwvietnamita mwyachân ngôn;
• in mwygtibetano mwywbotswanaghana.

Il mantra nelle culture religiose vedica e brahmanica

Nella più antica mwzwletteratura vedica, il mwaamwaqṚgveda, il mwagmantra ha essenzialmente il significato e la funzione di "invocazione" ai mwawmwbadeva per ottenere la vittoria in battaglia, beni materiali oppure una lunga vitacite-ref-3[3]:

(sanscrito)

«śatamin nu śarado anti devā yatrā naścakrā jarasaṃ tanūnām putrāso yatra pitaro bhavanti mā no madhyā rīriṣatāyurghantoḥ»

(italiano)

«Ci stan davanti cento anni, o dèi, entro i quali avete stabilito la consunzione dei nostri corpi per vecchiaia, entro i quali i nostri figli diventano padri: non colpite il corso della nostra vita a metà del suo cammino.»

(Ṛgveda, I,89,9. Traduzione di Saverio Sani, in Ṛgveda, Venezia, Marsilio, 2000, pag.178)

In tale accezione, l'inno vedico, o mwdqmantra, se è metrico e viene recitato a voce alta è indicato come mwdgṛk (e raccolto nel mwdwmweaṚgveda), se invece è in prosa e mormorato è uno mweqyajus (e raccolto nello mwegmwewYajurveda), se corrisponde ad un canto è un mwfasāman (e raccolto nel mwfqmwfgSāmaveda).cite-ref-4[4]

I mwhamantra appartenenti al mwhqmwhgṚgveda venivano quindi recitati ad alta voce dal mwhwsacerdote vedico indicato come mwiahotṛ, quelli appartenenti al mwigmwiwSāmaveda venivano intonati dallo mwjaudgātṛ (ruolo particolare aveva questo sacerdote e i mwjgmantra da lui intonati nel sacrificio del mwjwmwkasoma), mentre quelli appartenenti allo mwkqmwkgYajurveda venivano mormorati dallmwkw' mwlaadhvaryu (sacerdote che ricopriva un ruolo preminente nel periodo dei mwlgmwlwBrāhmaṇa)cite-ref-referencea-5-0[5]. Ogni particolare mwnarito mwnqsacrificale (mwngmwnwYajña) richiedeva un'accurata scelta dei mwoamantra necessari, e il loro precipuo scopo era quello di entrare in comunicazione con la o le divinità (mwoqmwogdeva) prescelte.cite-ref-referencea-5-1[5]

Essendo i mwqamwqqVeda tradizionalmente intesi come non composti da esseri umani (mwqgapauruṣeya) bensì trasmessi ai "cantori" delle origini (mwramwrqṛṣi) all'alba dei tempi, i versi ivi contenuti furono quindi considerati dalle tradizioni induiste, come mwrgmantra "increati" ed "eterni" che mostravano la vera natura del mwrwcosmo.cite-ref-referenceb-6-0[6]

I testi risalenti alla fine del secondo millennio a.C. e inerenti al mwtqmwtgSāmaveda, mostrano come l'importanza di questi mwtwmantra non risiedesse tanto nel loro significato quanto piuttosto nella loro sonorità. Molti di essi risultano infatti non traducibili e non comprensibili e furono indicati come mwuastobha. Esempio di mwugstobha sono le parole mwvabham o mwvqbhā che vengono intonate nel contesto dei versi del mwvgmwvwSāmaveda. Successivamente, nei mwwamwwqBrāhmaṇa, il mwwgmantra mormorato (mwwwupāṃśu) fu considerato superiore a quello enunciato o intonato, e ancora maggiormente superiore il verso silenzioso (mwxatuṣṇīm) o mentale (mwxqmānasa).cite-ref-referenceb-6-1[6] In particolare nel mwygmwywŚatapatha Brāhmaṇacite-ref-7[7] ciò che non è possibile definire e che non è manifesto (mw0aanirukta) rappresenta l'illimitato e l'infinito: queste considerazioni contenute nei mw0qmw0gBrāhmaṇa forniranno la base teologica delle successive dottrine sulla natura e sulla funzione dei mw0wmantra.

Nella tradizione successiva divenne quindi poco importante per coloro che studiavano i mw1qmw1gVeda conoscerne il significato quanto piuttosto fu sufficiente memorizzare meticolosamente il testo, con particolare riguardo alla pronuncia e alla sua accentazione. Ciò produsse, a partire dal VI secolo a.C., una serie di opere, che vanno sotto il nome collettivo di mw1wPrātiśakhya, sulla mw2qfonetica e sulla retta pronuncia (mw2gśikṣa) propria dei mw2wmw3aVeda e per questo collocati all'interno del mw3qVedaṅga (membra, mw3waṅga, dei mw4aVeda).

I mantra nell'Induismo e nelle tradizioni tantriche

La vita di un devoto hindu è pervasa dalla recitazione dei mantra, pratica che lo accompagna in vari momenti della vita e del quotidiano per fini che sono sia sacri (rituali o soteriologici) sia profani (utilitaristici o anche mw4wmagici), come per esempio: ottenere la liberazione (mw5amw5qmokṣa); onorare le divinità (mw5gmw5wpūjā); acquisire poteri sovrannaturali (mw6asiddhi); comunicare con gli antenati; influenzare le azioni altrui; purificare il corpo; guarire dai mali fisici; assisterlo nei riti; ecceteracite-ref-8[8]. Ogni mantra va mw7qusato nel modo corretto e, a seconda del modo, può dare differenti risultati:

«I mantra 'comprovati' danno risultati sicuri entro un tempo determinato. I mantra 'che aiutano' danno buoni risultati se vengono ripetuti nel rosario, o se li si impiega per accompagnare le oblazioni. I mantra 'realizzati' danno risultati immediati. I mantra 'nemici' distruggono quelli che vogliono usarli.»

(Mantra-Mahodadhi, 24-23, citato in A. Daniélou, Miti e dei dell'India, Op. cit., p. 381)

Questi usi e forme dei mantra non appartengono alla tradizione vedica, dove, come si è detto, il mantra era un inno recitato dal mw8abrahmano durante le cerimonie liturgiche, utilizzato quindi per invocare la divinità o influire magicamente sul mondo, ma sono successivi. È soprattutto nell'ambito mw8qtantrico (sia induista sia buddista) che i mantra si sono diffusi e hanno acquisito quei caratteri che oggi in mw8gIndia è dato di cogliere. Nelle tradizioni tantriche i mantra associati alle divinità sono considerati la forma fonica della divinità stessa. Altri mantra rappresentano, per esempio, parti del corpo o del cosmo.cite-ref-9[9]

La pratica dei mantra

Un mantra, rigorosamente in mw-qlingua sanscrita, può essere recitato ad alta voce, sussurrato o anche solo enunciato mentalmente, nel silenzio della meditazione, ma sempre con la corretta intonazione, pena la sua inefficacia. Va inoltre evidenziato che un mantra non lo si può apprendere da un testocite-ref-10[10] o da generiche altre persone, ma viene trasmesso da un mw-gmw-wguru, un maestro cioè che consacri il mantra stesso, con riti che non sono dissimili dalla consacrazione delle mwaqaicone.cite-ref-11[11]

L'atto di enunciare un mantra è detto mwaqyuccāra in sanscrito; la sua ripetizione rituale va sotto il nome di mwaqcjapa, e di solito è praticata servendosi dellmwaqg'mwaqkakṣamālā, un rosario risalente all'epoca vedica. Ci sono mantra che vengono ripetuti fino a un milione di volte:

«Ogni ripetizione indefinita conduce alla distruzione del linguaggio; in alcune tradizioni mistiche, questa distruzione sembra essere la condizione delle ulteriori esperienze.»

(Mircea Eliade, Lo Yoga, a cura di Furio Jesi, BUR, 2010; p. 207)

Un aspetto importante nellmwaqw'mwaq0uccāra è il controllo della respirazione. Frequente, soprattutto nelle tradizioni tantriche, è l'accompagnamento del mwaq4japa con le mwaq8mwaramudrā, gesti simbolici effettuati con le mani, e con pratiche di visualizzazione. Uno dei significati di mwareuccāra è "movimento verso l'alto", e difatti nella visualizzazione interiore il mantra è immaginato risalire nel corpo del praticante lungo lo stesso percorso della mwarimwarmkuṇḍalinī, lmwarq'mwaruenergia interiore.cite-ref-a-padoux-p-142-12-0[12]

I bīja

I mwar0bīja ("seme") sono monosillabi che generalmente non hanno un significato semantico, o lo hanno perso nel corso del tempo, ma vanno interpretati come suoni semplici atti a esprimere o evocare particolari aspetti della natura o del divino, e ai quali sono attribuiti funzioni specifiche e interpretazioni che variano di scuola in scuola. Spesso questi "semi verbali" sono combinati fra loro a costituire un mantra, oppure adoperati come mantra essi stessi (mwar4bījamantra). Alcuni fra i più noti sonocite-ref-13[13]:

• mwasuAUṂ: è il mwasybīja più noto, l'mwascoṃ, comune a tutte le tradizioni. Considerato il suono primordiale, forma fonica dell'Assoluto, è utilizzato sia come invocazione iniziale in moltissimi mantra, sia come mantra in sé. Le lettere che compongonocite-ref-14[14] il mwaswbīja sono A, U ed Ṃ: nella recitazione A ed U si fondono in O, mentre la Ṃ terminale viene nasalizzata e prolungata fonicamente e visivamente. La recitazione dellmwas0'mwas4OṂ è molto comune, ed è considerata di grande importanza: numerosi testi citano e argomentano su questo mantra.
• mwataAIṂ: la coscienza. È associato alla mwatedea mwatiSarasvatī, dea del sapere.
• mwatqHRĪṂ: l'illusione. È associato alla dea Bhuvaneśvarī, distruttrice del dolore.
• mwatcŚRĪṂ: l'esistenza. È associato alla dea mwatgLakṣmī, dea della fortuna.
• mwatoKLĪṂ: il desiderio. È associato al dio mwatsKama, dio dell'amore, ma rivolto anche a mwatwKālī, la distruttrice.
• mwat4KRĪṂ: il tempo. È associato alla dea Kālī.
• mwauaDUṂ: la dea mwaueDurgā.
• mwaumGAṂ: il dio mwauqGanapati.
• mwauyHŪṂ: protegge dalla collera e dai demoni.
• mwaugLAṂ: la terra
• mwauoVAṂ: l'acqua
• mwauwRAṂ: il fuoco
• mwau4YAṂ: l'aria
• mwavaHAṂ: l'etere

Nella mwaviYogattatva Upaniṣad i suddetti mwavmbīja, corrispondenti ai cinque elementi cosmici, vengono messi in relazione con le "cinque parti" del corpo: dalle caviglie alle ginocchia: terra; dalle ginocchia al retto: acqua; dal retto al cuore: fuoco; dal cuore al punto fra le sopracciglia: aria; da quest'ultimo alla sommità del capo: etere. La recitazione consente di acquisire poteri occulti per queste parti del corpo.cite-ref-15[15]

• mwavoSAUḤ: il cuore, simbolo dell'energia divina nella sua origine, seme dell'universo, così come scritto nel mwavsmwavwTantrāloka di mwav0Abhinavagupta: S è mwav4sat ("l'essere"); AU è l'energia cosmica che anima la manifestazione; Ḥ è la capacità di emissione di mwav8Śiva. Il mantra simboleggia quindi la manifestazione del cosmo presente in potenza in Dio, la sua immanenza nel mondo.cite-ref-a-padoux-p-142-12-1[12]

Infine, i cinquanta mwawufonemi dell'alfabeto sanscritocite-ref-16[16] possono essere utilizzati come mantra essi stessi, singolarmente o variamente combinaticite-ref-17[17]; ogni fonema può corrispondere a una divinità. Occorre infatti ricordare che secondo quelle dottrine hindu che considerano il mondo increato, ogni suo aspetto già esiste in potenza nei primordi del suo svilupparsi, fonemi e parole non escluse. La mwaw4parola oltrepassa qui il campo d'interesse della grammatica o della fonetica, per diventare oggetto di studio metafisico e religioso. È la parola nella sua accezione più ampia, la parola cosmica. Si può quindi comprendere come alcune parole e alcuni suoni possano avere la proprietà di interagire con altri aspetti del mondo. Ed è qui che va colto il senso della mwaw8potenza dei mantra.cite-ref-18[18]

Alcuni mantra

• mwaxcRudra mantra

mwaxkॐ त्र्यम्बकम् यजामहे सुगन्धिम् पुष्टिवर्धनम् ।उर्वारुकमिव बन्धनान् मृत्योर्मुक्षीय मामृतात्
mwaxsmwaxwOṃ tryambakaṃ yajāmahe sugandhiṃ puṣṭivardhanam urvārukam iva bandhanān mṛtyor mukṣīya māmṛtāt
"Veneriamo il Signore dai tre occhi, profumato, che dà la forza e la libera dalla morte. Possa liberarci dai legami della morte."

Il mantra è rivolto a Śiva nel suo aspetto distruttivo, mwax8Rudra, ed è un'esortazione il cui scopo è di allontanare la morte, nel senso di prevenire l'invecchiamento. Si ritrova per esempio nei testi: mwayaMahānirvāna Tantra (5, 211); mwayeUddīsha Tantra (94).cite-ref-a-dani-lou-p-391-19-0[19]

• mwaygmwaykGāyatrī mantra

mwaysॐ भूर्भुवस्व: | तत् सवितूर्वरेण्यम् | भर्गो देवस्य धीमहि | धियो यो न: प्रचोदयात्
mway0mway4Oṃ bhūr buvaḥ svaḥ | tat savitur vareṇyaṃ | bhargo devasya dhīmahi | dhiyo yo naḥ pracodayāt
"Sfera terrestre, sfera dello spazio, sfera celeste! Contempliamo lo splendore dello spirito solare, il creatore divino. Possa egli guidare i nostri spiriti [verso la realizzazione dei quattro scopi della vita]."

Composto di dodici più dodici sillabe, è ripetuto dodici volte il mattino, il mezzogiorno e la sera. Il suo uso è vietato alle donne e agli uomini di casta bassa. Si ritrova per esempio nei: mwazemwaziṚgvedasaṃhitā (III, 62, 10); mwazmmwazqChāndogya Upaniṣad (3,12); mwazumwazyBṛhadāraṇyaka Upaniṣad (5, 15).cite-ref-20[20]


mwaaaॐ मणि पद्मे हूँ
mwaaimwaamOm Mani Peme Hung o mwaaqmwaauOm Mani Beh Meh Hung in mwaaytibetano
"Salve o Gioiello nel fiore di Loto"
È il mantra di mwaakCenresig, il Buddha della Compassione e protettore di chi è in imminente pericolo. Questo mantra viene raccomandato in tutte le situazioni di pericolo o di sofferenza, o per aiutare gli altri esseri senzienti in condizioni di dolore. Uno dei suoi significati più tenuti in considerazione è la collocazione del Gioiello, simbolo della bodhicitta, nel Loto, simbolo della coscienza umana. Ha altresì il potere di sviluppare la compassione, grande virtù contemplata dal Buddismo.cite-ref-21[21]

• mwabaMantra rāja

mwabimwabmŚrīṃ Hrīṃ Klīṃ Kṛṣṇāya Svāhā
"Fortuna, Illusione, Desiderio, Offerta al dio oscuro."

Il dio oscuro è mwabyKṛṣṇa, con riferimento al colore della sua pelle. Il mantra invoca tre aspetti del dio, e ha come scopo di ispirare l'amore divino.cite-ref-a-dani-lou-p-391-19-1[19]

• mwab0Mantra rivolto alla Dea suprema (Parā Śakti)

mwab8mwacaAuṃ Krīṃ Krīṃ Hūṃ Hūṃ Hrīṃ Hrīṃ Svāhā

Lo scopo di questo mantra è generico, viene recitato per ottenere qualsiasi realizzazione. Presente, ad esempio nei: mwaciKarpūradi Stotra (5); mwacmKarpura-stava (5).cite-ref-22[22]

• mwacoŚiva panchākśara mantra

mwacwॐ नम: शिवाय
mwac4mwac8Oṃ namaḥ Śivāya
"Io mi inchino davanti a Śiva."

È il mantra principale nelle correnti devozionali mwadiśaiva. Composto di cinque sillabe (mwadmpanchākśara vuol dire appunto "cinque sillabe", e cinque è il numero sacro di Śiva), viene ripetuto in genere 108 volte, o anche 5 volte tre volte al giorno. È contenuto in molti testi, fra i quali, ad esempio, lo mwadqŚiva Āgama, lo mwadumwadyŚiva Purāṇa.cite-ref-23[23]

• mwad0Netra mantra

mwad8mwaeaOṃ Juṃ Saḥ
È detto anche "il mantra dell'occhio di Śiva", ed è citato nel mwaeiNetra Tantra, cap. VII.cite-ref-24[24]

• mwaekViṣṇu astākśara mantra

mwaesmwaewAuṃ namo Nārāyaṇaya
"Io mi inchino davanti a colui che dispensa sapere e liberazione."

Il mantra è rivolto a mwae8Visnù, essendo Nārāyaṇa appellativo del dio.cite-ref-25[25]


mwafkmwafoHare Kṛṣṇa Hare Kṛṣṇa | Kṛṣṇa Kṛṣṇa Hare Hare | Hare Rāma Hare Rāma | Rāma Rāma Hare Hare

Noto anche come mwafwMahā mantra ("grande mantra"), è il mantra più noto delle correnti devozionali mwaf0krishnaite, molto conosciuto anche in Occidente a partire dagli anni sessanta per opera della mwaf4mwaf8International Society for Krishna Consciousness (ISKCON) (nota più familiarmente come "gli Hare Krishna"), associazione religiosa statunitense di devoti a Kṛṣṇa fondata nel 1966 in mwagaNew York.cite-ref-26[26] mwaguHare è uno degli appellativi di Viṣṇu, mwagyRāma è il settimo mwagcmwaggavatāra di Viṣṇu; l'intonazione del mantra è considerata dai fedeli come il metodo più semplice per esprimere l'amore di Dio, Kṛṣṇa medesimo, completa manifestazione di Īśvara.cite-ref-27[27]cite-ref-28[28]

Note

cite-note-11. Tra gli altri, Agenanda Bharati. mwahgThe Tantric Tradition. Londra, Rider, 1966, pag. 103. Su questa definizione etimologica di mwahkmantra anche Frederick M. Smith e Sanjukta Gupta rispettivamente nelle edizioni 2005 e 1988 della mwahwEncyclopedia of Religion edita dalla Macmillan di New York.
cite-note-22. Su questa definizione tradizionale, cfr., ad esempio, mwaiaPhilippe Cornu. mwaieDizionario del Buddismo. Milano, Bruno Mondadori, 2003, pag.372.
cite-note-33. Cfr. a tal proposito, Margaret Sutley e James Sutley in mwaiuDizionario dell'Induismo, Roma, Ubaldini, 1980, pag.263. Ma anche Frederick M. Smith: mwaic mwaik«In the earliest Indian text, the Ṛgveda, it often had the sense of “invocation,” while in later literature it is closer to “incantation,” “word(s) of power,” “(magic) formula,” “sacred hymn,” “name of God,” or sometimes simply “thought.”» mwaio(Frederick M. Smith. mwaisEncyclopedia of Religion, vol.8. NY, Macmillan, 2005, pag.5676)
cite-note-44. mwai8Klaus K. Klostermaier
cite-note-referencea-55. Margaret Sutley e James Sutley. mwajuOp.cit..
cite-note-referenceb-66. Frederick M. Smith. mwajwOp.cit..
cite-note-77. mwakaŚatapatha Brāhmaṇa V,4,4,13.
cite-note-88. A. Daniélou, mwakqMiti e dèi dell'India, mwakuOp. cit., p. 381
cite-note-99. A. Padoux, mwakkTantra, mwakoOp. cit., p. 137 e 140.
cite-note-1010. Alcuni mantra sono riservati e i testi li riportano in maniera mwak4criptata per salvaguardarne la segretezza.
cite-note-1111. G. Flood, mwaliL'induismo, mwalmOp. cit., p. 303 e segg.
cite-note-a-padoux-p-142-1212. A. Padoux, mwalkTantra, mwaloOp. cit., p. 142 e segg.
cite-note-1313. A. Daniélou, mwal4Miti e dèi dell'India, mwal8Op. cit., p. 380 e segg.
cite-note-1414. A. Padoux, mwammTantra, mwamqOp. cit., p. 144.
cite-note-1515. Mircea Eliade, mwamgLo Yoga, a cura di Furio Jesi, BUR, 2010; p. 129. Eliade riporta la seguente grafia per i mwamkbīja: mwamola, mwamsva, mwamwra, mwam0ya, mwam4ka.
cite-note-1616. I fonemi sono in realtà quarantanove, da mwaniA ad mwanmH, a questi le tradizioni tantriche aggiungono il suono composto mwanqKṢ.
cite-note-1717. L'alfabeto in questo caso diviene una mwangdea: mwankMātṛkā.
cite-note-1818. A. Padoux, mwan0Tantra, mwan4Op. cit., p. 139.
cite-note-a-dani-lou-p-391-1919. A. Daniélou, mwaoqMiti e dèi dell'India, mwaouOp. cit., p. 391
cite-note-2020. A. Daniélou, mwaokMiti e dèi dell'India, mwaooOp. cit., p. 390
cite-note-2121. Le seigneur du Lotus blanc, Le Dalaï-Lama, par Claude B. LEVENSON, Paris, Édition lieu commun, collection le livre de poche, 1987, pp. 239 à 241.
cite-note-2222. A. Daniélou, mwapeMiti e dèi dell'India, mwapiOp. cit., p. 389
cite-note-2323. A. Daniélou, mwapyMiti e dèi dell'India, mwapcOp. cit., p. 393
cite-note-2424. A. Padoux, mwapsTantra, mwapwOp. cit., p. 138 e 144.
cite-note-2525. A. Daniélou, mwaqaMiti e dèi dell'India, mwaqeOp. cit., p. 394
cite-note-2626. Vedi mwaqumwaqyGli Hare Krishna e gli altri gruppi Gaudiya
cite-note-2727. Vedi mwaqomwaqsWhat is Hare Krishna? mwaqwArchiviatomwaq0 il 30 luglio 2012 in mwaq4Internet Archivemwaq8.
cite-note-2828. Vedi anche mwarqmwaruHare Krishna Maha-Mantra mwaryArchiviatomwarc il 22 febbraio 2012 in mwargInternet Archivemwark.

Bibliografia

• mwar4Alain Daniélou, mwar8Miti e dèi dell'India, traduzione di Verena Hefti, BUR, 2008.
• mwaseGavin Flood, mwasiL'induismo, traduzione di Mimma Congedo, Einaudi, 2006.
• mwasqAndré Padoux, mwasuTantra, a cura di Raffaele Torella, traduzione di Carmela Mastrangelo, Einaudi, 2011.

Voci correlate
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Collegamenti esterni

• citereftreccani-itmantra, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefvocabolario-treccanimantra, su Vocabolario Treccani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefbritannica-com(EN) mantra, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• (EN) Mantras, su AllMusic, All Media Network.

Mantra buddisti

• mwatgMantras in Buddhism mwatkArchiviato il 5 aprile 2005 in Internet Archive. il sito comprende clips di mantra in real audio.
• mwatwI Benefici della recitazione del mantra Chenrezig mwat0Archiviato il 7 aprile 2006 in Internet Archive. - un insegnamento di mwat8Lama Zopa
• mwaueI benefici del canto Om Mani Padme Hum mwauiArchiviato il 14 aprile 2005 in Internet Archive. - un altro insegnamento di mwauqLama Zopa.

Mantra Induisti

• mwaugMantra on line - comprende mantra in real audio
• mwauoVaishnava Song Book, su srimadbhagavatam.org.